Cosa c’è oltre i confini dell’universo?

E allora, quando alzi gli occhi al cielo nelle notti limpide e senti la vertigine dell’infinito, forse non stai guardando soltanto lontano. Forse stai guardando verso casa. Cosa c’è oltre i confini dell’universo?

L’universo è così immenso che la nostra mente, quando prova a contenerlo, si rompe come un bicchiere troppo pieno. Prova a immaginarlo per un istante. Galassie che ruotano lente come girandole di luce. Stelle che nascono e muoiono in silenzio. Distanze talmente grandi che la luce, pur correndo a 300.000 chilometri al secondo, impiega miliardi di anni per attraversarle. E allora una domanda sorge spontanea, quasi inevitabile: che cosa c’è oltre i confini dell’universo? Quando ero ragazzino avevo una risposta molto concreta. Immaginavo che, prima o poi, un’astronave sarebbe arrivata proprio lì, al limite estremo di tutto. E che avrebbe trovato un muro. Un vero muro. Fatto di mattoni. Come quello di una casa. L’universo finiva lì. Punto. Crescendo ho scoperto che la realtà è molto più misteriosa della fantasia.

La scienza, oggi, non ha ancora una risposta definitiva. Alcuni cosmologi pensano che l’universo sia infinito: non avrebbe confini, non avrebbe margini, non avrebbe una fine. Se potessi viaggiare per sempre in linea retta, non incontreresti mai un muro. Solo altra materia. Altre galassie. Ancora spazio. Sempre spazio.

Altri scienziati immaginano invece un universo finito ma senza bordo, un po’ come la superficie della Terra. Se cammini sempre nella stessa direzione, non trovi un precipizio. Ma prima o poi torni al punto di partenza. Lo spazio potrebbe essere curvo, ripiegato su se stesso in una geometria che la nostra mente fatica persino a immaginare.

C’è poi un’ipotesi ancora più radicale: che lo spazio e il tempo esistano solo dentro l’universo. E che oltre il suo limite non ci sia il vuoto. Non ci sia il buio. Non ci sia nulla. Perché spazio e tempo semplicemente non arrivano fin lì.

Capisci che vertigine? E qui, quasi inevitabilmente, entra in scena Dio. Perché se l’universo è infinito, allora Dio abita ogni sua piega, ogni atomo, ogni fotone. È presente ovunque. Non come un ospite, ma come la sorgente stessa dell’esistenza.

Se invece l’universo ha una forma chiusa, come una gigantesca sfera cosmica, allora Dio è contemporaneamente dentro e oltre quella sfera. Come l’artista che non è nel quadro, ma senza il quale il quadro non esisterebbe.

E se oltre i confini dell’universo non esiste nemmeno lo spazio? Allora forse lì c’è qualcosa che non ha bisogno di spazio. Qualcosa che non ha bisogno di tempo. Qualcosa che semplicemente è. Dio.

Forse è proprio questo il punto che ci sfugge: noi cerchiamo Dio come se fosse un oggetto nascosto da qualche parte nell’universo. Una stella più luminosa delle altre. Una galassia segreta. Ma Dio non è dentro l’universo come una cosa tra le cose. È ciò che rende possibile l’universo. È il respiro invisibile che tiene insieme le galassie. È la sorgente da cui sgorga lo spazio. È l’eternità dentro cui il tempo prende forma.

E allora, quando alzi gli occhi al cielo nelle notti limpide e senti la vertigine dell’infinito, forse non stai guardando soltanto lontano. Forse stai guardando verso casa. Sorprendente vero?

Alessandro Ginotta

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