Pochi giorni fa la rivista scientifica Wired ha titolato così: “Record quantistico, anche particelle grandi come virus e proteine possono essere in modalità ‘gatto di Schrödinger’”. Una frase che, a leggerla bene, sembra uscita più da un racconto visionario che da un laboratorio di fisica. E invece è scienza pura. La sovrapposizione quantistica è quel fenomeno vertiginoso per cui una particella può trovarsi in più stati, in più luoghi, nello stesso istante. Finché nessuno la osserva. Finché non interagisce. Poi, all’improvviso, la funzione d’onda collassa. E il mondo torna a scegliere una sola possibilità. Finora pensavamo che tutto questo valesse solo per l’infinitamente piccolo: elettroni, fotoni, atomi. Ma l’esperimento condotto all’Università di Vienna ha incrinato questa certezza. Particelle di oltre ottomila atomi raffreddate a -196 gradi e isolate quasi completamente dall’ambiente, sono entrate anch’esse in sovrapposizione quantistica.
Non è che il mondo “grande” sia immune alle stranezze del mondo quantistico. È solo che, crescendo, aumentano le interazioni. E con esse la decoerenza. Da decenni, allora, la domanda resta sospesa come un respiro trattenuto: esiste davvero un limite massimo alla dimensione di ciò che può obbedire alle leggi quantistiche?
Ed è qui che nasce la mia domanda – ed eccola, nuda e vertiginosa: quali sono le probabilità che un intero corpo umano possa trovarsi, anche solo per un istante, in uno stato di sovrapposizione quantistica? Scoop: non sono nulle.
E quando una probabilità non è zero, anche se minuscola, apre porte che fanno girare la testa. Pensiamo alla bilocazione: l’essere in due luoghi contemporaneamente. Non come leggenda, ma come possibilità inscritta nelle pieghe della realtà. E allora tornano alla mente figure come San Pio da Pietrelcina, Sant’Antonio da Padova, San Francesco d’Assisi, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, San Francesco Saverio, San Giuseppe da Copertino. Uomini attraversati da una realtà più grande di loro. Forse non in violazione delle leggi fisiche, ma oltre il nostro modo abituale di leggerle.
E adesso siediti, se sei in piedi. Perché la stessa logica potrebbe gettare una luce nuova perfino sui racconti di risurrezione, proprio come accadde a Lazzaro, alla figlia di Giairo, al figlio della vedova di Nain, a Tabita, a Eutico… Fino a quella stessa di Gesù. Come se la morte, in certi istanti, non fosse uno stato definitivo ma una soglia. Una sovrapposizione. Sorprendente, vero?
Forse Dio non rompe le leggi della fisica. Forse le conosce così intimamente da poterle attraversare. Dio, che abita ogni dove e ogni tempo, può anche questo. E mentre la scienza allarga il campo del possibile, noi impariamo – ancora una volta – a sorprenderci. Con Lui.
Alessandro Ginotta