Ci sono persone che, anche quando se ne vanno, continuano a farti compagnia. Non con il rumore delle parole, ma con il silenzio delle domande che restano aperte. Antonino Zichichi è stato una di queste presenze. Uno di quegli uomini capaci di abitare il confine: tra la scienza e la fede, tra il calcolo e lo stupore, tra l’evidenza dei numeri e il mistero dell’origine. Non sempre eravamo in piena sintonia su alcuni passaggi filosofici ed esistenziali. Eppure la mia ammirazione per lui non è mai venuta meno. Perché Zichichi aveva il coraggio di dire che scienza e fede non sono nemiche, ma due luci diverse chiamate a illuminare la stessa realtà. Nel corso della sua vita il professore ha incontrato diversi Pontefici, in particolare Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sostenendo con ciascuno di essi la necessità di superare antiche contrapposizioni, a partire dal caso Galileo. Memorabile resta la visita di Papa Wojtyła al Centro “Ettore Majorana” di Erice, l’8 maggio 1993: un gesto potente, quasi profetico, che racconta un’alleanza possibile tra ricerca scientifica e riflessione spirituale. Quel luogo mi è caro. Lì, dove si incontrano periodicamente Premi Nobel e studiosi da tutto il mondo, mi piace tornare ogni volta che posso. E posso farlo spesso, grazie al fatto che mia moglie è originaria di Alcamo, poco distante da quella città sospesa tra cielo e mare, avvolta da un’atmosfera antica e luminosa insieme, che per tanti anni è stata dimora del professore trapanese. Erice non è solo un luogo: è un invito a guardare più in alto.
Zichichi sosteneva che, a suo avviso, è Dio ad aver creato il mondo, mentre per gli atei tutto sarebbe frutto del caos. Diceva che esiste una logica che regge il mondo delle strutture e che, se c’è una logica, deve esserci anche un Autore. Credere in Dio è, per il professore, più logico e scientifico che credere nel nulla. Una convinzione che anch’io ho più volte condiviso proprio su queste pagine. Mi torna spesso alla mente l’analogia dell’orologiaio: se trovi un orologio sulla spiaggia, non pensi che sia nato per caso. Intuisci subito una mente, un progetto, un’intenzione. Studiando la parte materiale della nostra esistenza, l’uomo scopre le leggi fondamentali della natura. E non può non porsi la domanda: chi ha fatto queste leggi? C’è troppo ordine nell’universo per essere il semplice risultato del caso. Le scoperte scientifiche, dalle particelle subnucleari all’infinitamente grande, aumentano lo stupore di fronte alla Creazione, anziché oscurarla. Ed è qui che accade qualcosa di sorprendente: persino dentro una formula matematica possiamo intravedere Dio. Sorprendente, vero?
Buona nascita al cielo, professor Zichichi.
Alessandro Ginotta