Preghiera, ponti d’amore: la fisica ispira, Dio unisce

Preghiera, ponti d’amore: la fisica ispira, Dio unisce

La notizia della malattia di Papa Leone XIV e l’affetto con cui tanti fedeli gli si sono stretti attorno mi hanno fatto riflettere. Quando si ammala qualcuno che amiamo, la distanza diventa qualcosa che fa male. Vorremmo sederci accanto al suo letto, stringergli una mano, raccogliere quella paura che al telefono cerca di nasconderci. Invece siamo qui. E quel «non posso esserci» ci graffia dentro.

Allora pronunciamo il suo nome, preghiamo. Tutto l’amore che non riusciamo a consegnargli ci sale alla gola.
Ti è mai capitato di avvertire vicina una persona lontana migliaia di chilometri? A me sì, molto spesso. Nel mezzo di una giornata difficile, sentirla quasi accanto, come una mano sulla spalla. Non conosco il meccanismo di quella sensazione. Ne conosco il calore. A volte qualcuno ci manca così tanto da diventare una presenza.

Il 3 agosto 2026, Physical Review A ha pubblicato uno studio sul teletrasporto quantistico di energia. Il fenomeno si basa su un legame particolare tra sistemi quantistici: due particelle possono restare collegate e condividere lo stesso stato anche quando sono molto lontane, perfino, in teoria, ai due estremi dell’universo osservabile.

Come funziona? Si effettua una misura qui e si trasmette il risultato con un normale segnale. Grazie a questa informazione, è possibile compiere un’operazione sul sistema lontano. Nel teletrasporto di energia, questa operazione permette di ottenere energia in quel punto, sfruttando il legame già esistente tra i due sistemi.

Quest’idea mi entusiasma: ciò che accade qui può rendere possibile qualcosa altrove. La mia preghiera, quella che nasce dal mio cuore, può arrivare, attraverso Dio, fino a te che stai laggiù, a centinaia o migliaia di chilometri di distanza. E tu puoi percepire la mia vicinanza. È come se ci fosse un immenso ponte d’amore sorretto dalla preghiera fra il mondo immanente e quello trascendente.

Quando prego per te, affido a Dio ciò che le mie braccia non possono consegnarti. Gli chiedo di raggiungerti con la mia vicinanza: che diventi sollievo nell’angoscia, coraggio quando ti manca il fiato, la sensazione di essere accompagnato proprio mentre ti credi solo.

Non immagino Dio oltre l’ultima galassia, in attesa delle nostre parole. Lo penso già nella profondità della mia vita e della tua. Come un mare in cui immergiamo due mani lontanissime: entrambe toccate dalla stessa immensità.

Ecco la mia congettura spirituale: attraverso Dio, uno slancio del cuore può diventare vicinanza per qualcuno. Una madre prega mentre suo figlio affronta una notte difficile dall’altra parte del mondo. Gli affiderebbe il proprio respiro, se potesse. Affida a Dio il suo amore. Il mio abbraccio finisce qui. L’amore che affido a Dio, io credo, può raggiungerti. Sorprendente vero?

Alessandro Ginotta

MENU
SORPRENDERSI CON DIO