In questi giorni non puoi non aver sentito parlare della missione Artemis II, quella che – dopo oltre cinquant’anni – ha riportato l’essere umano a sfiorare la Luna. Ma forse potrebbe esserti sfuggito un particolare. Da quell’orbita lontana, oltre i 400.000 chilometri dalla Terra – il punto più distante mai raggiunto da un essere umano, superando persino l’Apollo 13 – è arrivato un messaggio. Non tecnico. Non scientifico. Ma profondamente spirituale. Il pilota della missione, Victor Glover, ha detto: “Penso che le celebrazioni della Pasqua siano importanti. E dato che siamo così lontani dalla Terra e guardiamo indietro alla bellezza del Creato, credo che per me una delle prospettive personali davvero importanti che ho quassù sia quella di poter vedere la Terra come un tutt’uno. E sapete, quando leggo la Bibbia e guardo tutte le cose incredibili che sono state fatte per noi che siamo stati creati, è… avete questo posto incredibile, questa astronave. Voi ci state parlando perché siamo su un’astronave molto lontana dalla Terra, ma voi siete su un’astronave chiamata Terra che è stata creata per darci un posto dove vivere nell’universo, nel cosmo”. Glover, che è di religione cristiana, ha poi aggiunto: “Forse la distanza che ci separa da voi vi fa pensare che ciò che stiamo facendo sia speciale, ma noi siamo alla stessa distanza da voi, e sto cercando di dirvi – fidatevi di me – che siete voi ad essere speciali. In tutto questo vuoto, in questo mare di nulla che chiamiamo universo, avete questa oasi, questo posto meraviglioso dove possiamo esistere insieme. Penso che, mentre ci avviciniamo alla domenica di Pasqua pensando a tutte le culture del mondo – che la festeggiate o meno, che crediate in Dio o meno – questa sia un’occasione per ricordarci dove siamo, chi siamo, che siamo tutti uguali e che dobbiamo superare tutto questo insieme”. È un messaggio di Pace. Ma sono anche parole profondamente cristiane. E sai cosa mi colpisce di più? Che non è la prima volta che, lassù, qualcuno incontra Dio. Te lo raccontai la scorsa estate, in occasione dell’anniversario del primo sbarco sulla Luna: mentre il mondo guardava Neil Armstrong posare il primo piede sulla Luna, Buzz Aldrin – a microfoni spenti – faceva qualcosa di ancora più sorprendente. Si comunicava. A centinaia di migliaia di chilometri dal Tabernacolo più vicino, consumava la Santa Eucarestia che aveva portato sulla Luna con una speciale autorizzazione. È sorprendente, non trovi? L’uomo conquista lo spazio… e scopre di non bastare a sé stesso. Possiamo arrivare ovunque, calcolare le orbite, sfidare il vuoto. Ma c’è una distanza che nessuna tecnologia può colmare: quella tra noi e il senso profondo della nostra esistenza. E lì, proprio lì, Dio continua a raggiungerci. Perché il vero viaggio non è verso le stelle. È verso ciò che ti rende vivo.
Alessandro Ginotta
Foto NASA (CC BY-NC 2.0)